...ma c'è anche "Ubuntu"

La storia e le curiosità su i migliori sistemi operativi
Avatar utente
Etabeta
Messaggi: 906

...ma c'è anche "Ubuntu"

Messaggio#1 » 27/05/2015, 10:12

:) Cosa significa il nome “Ubuntu”?

Warthog, l'appellativo che inizialmente il gruppo di lavoro impegnato nel nuovo progetto di Shuttleworth aveva deciso di attribuire al medesimo divenne invece presto il nome con cui il gruppo stesso avrebbe voluto e si sarebbe detto contento di avere come denominatore comune.
Così da nome di progetto divenne nome di quell'ambizioso gruppo che avrebbe reso possibile la realizzazione dei progetti di cui si è parlato nel capitolo precedente.
I Warthog dunque, capitanati da Shuttleworth sostennero quest'ultimo nell'intenzione di chiamare quel progetto “Ubuntu”.
Ubuntu definisce un concetto e un termine presenti in molte lingue dell'Africa meridionale, inclusi i dialetti Zulu e Xhosa. Il termine fa riferimento a una ideologia o principio etico diffuso in Sud Africa che, anche se difficile da esprimere in altre lingue e culture, può essere tradotto sommariamente come
" umanità verso gli altri “ oppure “ io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti “.
Altri hanno descritto tale concetto come “ la fede in un legame universale di condivisione che connette l'umanità intera “. L'Arcivescovo Desmond Tutu, noto attivista per i diritti umani in Sud Africa, è solito spiegare il termine in questo modo:

<< Una persona dotata di Ubuntu è aperta e disponibile verso gli altri, non ha paura che gli altri siano più capaci e disponibili, perchè ha nei propri mezzi una fiducia che deriva dalla consapevolezza di appartenere a una comunità più grande, e viene sminuita quando altri sono umiliati o disprezzati e sono torturati e oppressi.>>

Il principio di Ubuntu ha giocato un ruolo fondamentale nel Sud Africa post-apartheid e rimane tuttora un sentimento familiare comune alla maggior parte della popolazione di quel paese. Shuttleworth ha sempre sostenuto con fervore l'adozione del termine Ubuntu per denominare il suo nuovo progetto a vario titolo.
In primo luogo, si tratta di un concetto che nasce in Sud Africa - anche se la maggior parte delle persone che vi lavora non risiede in Sud Africa – le radici del progetto stanno in questo paese e Shuttleworth desiderava adottare un nome che lo ricordasse.Il progetto doveva inoltre enfatizzare l'importanza dell'individualità in termini di relazioni con gli altri e sottolineare il senso di comunità e condivisione degli ideali, esattamente gli stessi ideali di condivisione, comunione e collaborazione che avrebbero di fatto contraddistinto il software libero.
Questo termine identifica con precisione quell'aspetto del software libero che il gruppo di lavoro voleva condividere con il mondo intero. L'idea stessa delle relazioni personali che vengono costruite in funzione del rispetto reciproco e delle relazioni con gli altri descrive le regole di base della comunità che il gruppo Warthog voleva generare.
Ubuntu è quindi un termine che ingloba da dove nasce il progetto, verso quale direzione si sta muovendo e il modo in cui viene pianificato. Era ed è un nome perfetto e non avrebbe potuto rivelarsi più adatto.
Ora però mancava ancora qualcosa che avrebbe rivestito un ruolo che non poteva certo essere lasciato al caso.
Vedremo presto di che si trattava. :)

Etabeta, 5 dicembre '11
Etabeta

Avatar utente
Etabeta
Messaggi: 906

Re: ...ma c'è anche "Ubuntu"

Messaggio#2 » 27/05/2015, 10:14

:) La creazione di Canonical

Al fine di pagare gli sviluppatori che lavoravano a tempo pieno sul progetto Ubuntu, Shuttleworth aveva bisogno di un'azienda che li assumesse. Voleva selezionare alcune delle persone più esperte per svolgere i lavori richiesti all'interno delle comunità del software libero e open source. Queste comunità, a dispetto di Shuttleworth, non avevano limiti nazionali e geografici. Invece di spostare queste persone in un solo posto o in un ufficio particolare, Shuttleworth per tutta risposta decise di impiegare questi sviluppatori creando una sorta di “ azienda virtuale “, tanto per non smentirsi.
Anche se questa soluzione presentava una serie di svantaggi dovuti ai collegamenti con elevata latenza e a banda limitata, ai diversi fusi orari e altro ancora, poteva offrire una serie di vantaggi significativi nell'ambito del contesto del progetto.
Da un lato la natura distribuita degli impiegati avrebbe permesso alla nuova azienda di assumere persone senza richiedere che queste cambiassero vita e si trasferissero in un altro nuovo paese.
In tal modo chiunque lavorasse per l'azienda avrebbe fatto riferimento a servizi IRC, mailing list e altri sistemi di diffusione online per svolgere il proprio lavoro – ciò risolveva in modo automatico e spontaneo uno dei problemi principali che affliggeva molti altri progetti di software libero - in sostanza, agli sviluppatori di questi progetti capita raramente di parlare direttamente del proprio lavoro e tagliano fuori la comunità e chiunque non lavori per la stessa azienda da qualsiasi discussione al riguardo.
Nel corso del primo anno , ciò che in Canonical più si avvicinava a un ufficio era l'appartamento di Shuttleworth a Londra.

Ci volle del tempo prima che l'azienda assumesse il nome di Canonical. Il nome scelto coincideva con uno degli obiettivi più ottimistici del progetto, ovvero diventare il luogo “canonico” per i servizi e il supporto del software libero e open source, per non parlare del progetto Ubuntu in particolare. Il termine “Canonical” ricorda inoltre qualcosa di autoritario ed è una parola che si ritrova spesso nel gergo della programmazione dei computer.
“Canonico” ha lo stesso significato di “standard” e non presuppone alcunchè di coercitivo.
A differenza di un monopolio, una posizione canonica implica una sorta di successo conseguito da qualcosa, ma non riguarda mai qualcosa che non possa essere disfatto e che si debba considerare esclusivo.
Altre società supporteranno Ubuntu e realizzeranno sistemi operativi che aderiscono allo stesso progetto ma, fintanto che Canonical continuerà a svolgere un ottimo lavoro, il suo ruolo rimarrà centrale rispetto a tutto ciò che intorno ad essa accadrà.

Cos'è Ubuntu?

L'obiettivo dichiarato da Warthog e del progetto portabandiera di Canonical è senza dubbio Ubuntu. E' sufficiente aver letto ciò che precede per comprendere il significato di questo concetto, ma vale la pena di considerare anche ciò che segue per capire cos'è esattamente Ubuntu e quali sono gli obiettivi che si prefigge.
Perciò vi chiedo un po' di pazienza sperando nel contempo di aver stimolato la vostra curiosità, non fosse altro che chi si avvicina a questo mondo dev'essere individuo non certo superficiale, ma amante della scoperta e sostenitore di tutto ciò che sta nell'interesse della comunità, senza volere nulla per sè. ;)

Etabeta, 5 dicembre '11
Etabeta

Avatar utente
Etabeta
Messaggi: 906

Re: ...ma c'è anche "Ubuntu"

Messaggio#3 » 27/05/2015, 10:15

:) Cos'è una distribuzione?

E' chiaro quasi a tutti che Ubuntu è un sistema operativo, ma la storia completa del progetto è leggermente più complessa.
Ubuntu è ciò che in genere si considera una distribuzione GNU/Linux, in breve una distro; anche per comprendere questa affermazione occorre fare un pò di storia.
Nei primi tempi di GNU e Linux gli utenti dovevano possedere un considerevole bagaglio tecnico e solo gli esperti riuscivano a destreggiarsi nel merito di queste soluzioni. Non esistevano "sistemi operativi" Linux nel senso che intendiamo oggi; in particolare , non esisteva un solo CD o un gruppo di dischi da utilizzare per installare la soluzione completa. Al contrario, il software era costituito da decine e perfino centinaia di singoli programmi, ciascuno dei quali era stato realizzato in modo differente da una persona diversa e veniva distribuito autonomamente. L'installazione di ciascuna applicazione necessaria richiedeva molto tempo. In molti casi, l'analisi delle incompatibilità e degli accorgimenti tecnici necessari per installare il software rendeva particolarmente complessa l'installazione di un sistema GNU/Linux su un disco fisso.
Erano richieste notevoli conoscenze di programmazione e di configurazione dei sistemi per riuscire ad impostare una soluzione funzionante. Di conseguenza, erano veramente poche le persone che non fossero programmatori informatici che riuscissero a utilizzare i primi sistemi GNU/Linux.

Le prime distribuzioni riguardarono soluzioni che riunivano tutti i componenti software necessari da diverse fonti e assemblavano un prodotto semplice da installare, che prevedeva la corretta impostazione delle configurazioni di base più comuni.
Queste distribuzioni avevano lo scopo di rendere più comodo l'utilizzo dei sistemi GNU/Linux, che potevano essere così messi a disposizione di un numero sempre più elevato di utenti. Ancora oggi pochi utilizzano GNU/Linux senza ricorrere a una distribuzione e, di conseguenza, i nomi delle distribuzioni sono abbastanza noti. Fra questi il progetto Ubuntu , ma altre distro piuttosto note sono Red Hat, SuSE di Novell, TurboLinux, Linspire, Gentoo e Debian.

Ubuntu, analogamente ad altre distro attuali, propone un programma di installazione personalizzato, una piattaforma che include software e server e che permette l'installazione di nuovi programmi una volta che il sistema è in funzione, oltre a un metodo di configurazione standard che permette di personalizzare le applicazioni, un metodo standard per consentire agli utenti di riportare bug del software e molto altro ancora.
Spesso le distribuzioni includono anche riferimenti relativi a server su Internet per accedere al software. Per avere un'idea delle dimensioni di ciò di cui stiamo parlando, è sufficiente ricordare che Ubuntu include almeno 20.000 componenti software sui suoi server centrali; Ciascun componente software è personalizzato ed è stato controllato per funzionare con tutto il software presente nel sistema, e da notare, la quantità di software disponibile cresce di giorno in giorno senza sosta.

E' importante rendersi conto che nella maggior parte dei casi queste distribuzioni non scrivono e non realizzano le applicazioni che mettono a disposizione. Il gruppo Ubuntu non scrive Linux e non scrive GNU, anche se singoli appartenenti al gruppo collaborano a entrambi i progetti. Al contrario, Ubuntu utilizza GNU, Linux e migliaia di altre applicazioni, poi ne verifica il funzionamento e le integra fra loro in modo che siano accessibili tramite un unico installer.
Ubuntu è il collante che consente di produrre un solo CD, di installare centinaia di componenti software e di farli funzionare insieme come un sistema operativo integrato.
Non c'è dubbio che se si esamina il CD di un'altra distribuzione, per esempio Debian, Red Hat o Novell, il software installato risulta quasi identico a quello inserito in Ubuntu. La differenza tra le soluzioni è costituita dal modo in cui il software viene installato, configurato, aggiornato e presentato, oltre che dal modo in cui ciascuna applicazione si integra con gli altri componenti software presenti nel sistema.
Vi sono altri particolari interessanti che vorrei portare alla vostra attenzione per cui vi rimando alla prossima. ;)

Etabeta, 8 dicembre '11
Etabeta

Avatar utente
Etabeta
Messaggi: 906

Re: ...ma c'è anche "Ubuntu"

Messaggio#4 » 27/05/2015, 10:17

:) L'ecosistema delle distribuzioni

Al momento esistono diverse centinaia di distribuzioni GNU/Linux. E' sufficiente dare un'occhiata al database di Distrowatch (http://www.distrowatch.com) per conoscere il numero e la dimensione delle distribuzioni a disposizione dell'utente.
Una delle prime distribuzioni GNU/Linux prese il nome di Softlanding Linux System, o SLS. Poi per svariate ragioni, un programmatore di nome Patrik Volkerding ritenne di essere in grado di migliorare il sistema SLS. Questo era possibile dal momento che si trattava di software libero e Volkerding in ragione di questo mise allora le mani sul codice di SLS, lo elaborò in versione derivata e lo distribuì, aveva con questo creato un ambiente o modello di lavoro al quale diede il nome di Slackware.
Come risultato Slackware divenne la prima distribuzione GNU/Linux di grande successo, attualmente ancora disponibile.

Con il tempo il panorama delle distribuzioni GNU/Linux è cambiato in modo significativo. Nonostante ciò, è tuttora fondamentale il ruolo di derivazione che ha reso possibile la realizzazione di Slackware e che contraddistingue l'intero panorama del progetto. Al momento, le centinaia di distribuzioni GNU/Linux vengono utilizzate dagli utenti per scopi diversi: esistono distribuzioni studiate appositamente per bambini, per dentisti e per differenti lingue e dialetti (es. friulano) sparsi per il mondo; oltre a distribuzioni a carattere scientifico, commerciale, relative a Server, PDA, che riguardano organizzazioni no profit, per musicisti e per innumerevoli altri gruppi dagli interessi più svariati.

Nonostante queste differenze, la grande maggioranza delle soluzioni derivate può essere fatta risalire a una delle distribuzioni "originali": Red Hat e Debian. Anche se qui non mi dilungo sui dettagli rispetto alle differenze tra i due progetti, ritengo utile porre l'accento sul fatto che comunque Red Hat e Debian mettono a disposizione due piattaforme convincenti ma appunto spesso differenti tra loro. Ciascun progetto presenta una serie di vantaggi e di punti deboli. Per quasi tutti i gruppi che realizzano un sistema operativo basato su Linux, uno di questi due progetti costituisce un riferimento (con alcune eccezioni significative tipo il progetto Gentoo).

In definitiva, anche se il processo di derivazione delle distribuzioni ha consentito di ottenere una proliferazione di piattaforme in grado di soddisfare diverse esigenze, lo stesso processo è costituito da un punto di vista storico da soluzioni a senso unico.
Le meno vecchie distribuzioni basate su Red Hat, per esempio Mandriva e SuSe di Novell, hanno inizio da Red Hat oppure da un sottoinsieme della tecnologia di Red Hat, a partire dalla quale divergono per essere poi personalizzate. Sono poche le modifiche che rimandano a Red Hat originale, e con il tempo il divario fra esse diviene così incolmabile da renderle totalmente incompatibili. Anche se il software incluso in ciascun sistema rimane in larga misura uniforme in tutte le distribuzioni, viene a differenziarsi significativamente il modo in cui questo viene assemblato, presentato, installato e configurato. A seguito di questo processo diviene sempre più complicato fare in modo che le distribuzioni possano trovare condivisione ed elaborazione univoche.

Tale politica crescente di differenziazione è indicativa di un problema più generale che riguarda le distribuzioni che subiscono modifiche a monte. Si verifica spesso infatti che gli utenti di una distribuzione GNU/Linux individuino e riportino problemi relativi al software che stanno utilizzando. Anche se spesso questi bug vengono introdotti dalla distribuzione, è vero anche che possono essere fatti risalire alla versione precedente del software e che la soluzione al bug può essere applicata a qualsiasi distribuzione.
Non è insolito. anche se sfortunatamente è molto meno frequente, che le soluzioni dei bug vengano fatte risalire a monte fino a raggiungere qualsiasi distribuzione e qualsiasi utente che ne fa uso. Questa mancata collaborazione raramente è frutto di malizia, incompetenza oppure a decisione tattica o strategica da parte degli sviluppatori o dei vari progettisti. Al contrario, si tenga conto che l'analisi e il monitoraggio delle modifiche tra le diverse distribuzioni e in relazione agli sviluppatori che lavorano a monte implicano operazioni decisamente complesse. Perciò è inevitabile che a volte le modifiche cadano nel vuoto; questi fallimenti sono semplicemente il prodotto dei processi e delle policy di realizzazione e distribuzione delle soluzioni, oltre che di strumenti che interpretano le distribuzioni come prodotti in quanto tali, e non come processi che interagiscono all'interno di un ecosistema.

Analogamente a molte altre distribuzioni, Ubuntu deriva da Debian. A differenza di altre soluzioni derivate, Ubuntu si propone tra gli obiettivi primari l'adozione di un processo migliore di derivazione Debian, con Debian e con le tecnologie da cui Debian e Ubuntu derivano (per esempio progetti come Linux e GNU), oltre che con gli stessi derivati di Ubuntu. Seguirà una illustrazione più approfondita di Debian per comprendere appieno e chiarire il modo in cui Ubuntu si posiziona all'interno del mondo del software libero. Alla prossima dunque. ;)

Etabeta, 26 dicembre '11
Etabeta

Avatar utente
Etabeta
Messaggi: 906

Re: ...ma c'è anche "Ubuntu"

Messaggio#5 » 27/05/2015, 10:18

:) Il progetto Debian e il mondo del software libero

Debian è una distribuzione che fa riferimento a un progetto su base volontaria di oltre mille membri ufficiali e di molti altri volontari e collaboratori.
Questa distribuzione si è espansa fino a comprendere più o meno 20.000 pacchetti di applicazioni libere e open source, cui si deve aggiungere la relativa documentazione.
Sotto determinati aspetti la storia e la struttura di Debian sono ideali; per esempio, Debian ha un'ottima reputazione per quanto riguarda la gestione integrata dei pacchetti e l'accesso a un elenco enorme di applicazioni di software libero. Nonostante ciò, l'organizzazione su base volontaria e fortemente priva di gerarchia fa sì che Debian presenti una serie di problematiche. Per Debian risulta difficile garantire il rilascio frequente e affidabile di nuove versioni, il supporto e la responsabilità legate al prodotto e una coerenza complessiva della soluzione.

L'esistenza stessa di una nuova distribuzione è dovuta a un motivo particolare. La creazione di una nuova distribuzione, anche se derivata da altre, implica operazioni complesse. In sintesi si può affermare che Ubuntu esiste per sfruttare i molti successi del progetto Debian e per risolvere nel contempo alcuni dei problemi che questo progetto ha portato alla luce. L'obiettivo principale consiste nel creare un insieme complessivo che possa risultare interessante per gli utenti che non sono stati in grado oppure non hanno avuto occasione di utilizzare Debian.

Per usufruire del lavoro compiuto per realizzare il progetto Debian, oltre che GNU, Linux e altri progetti su cui si basa Debian, Ubuntu ha voluto esplorare un nuovo stile di derivazione che si fonda su una relazione più stretta tra i progetti che gravitano all'interno di un ecosistema di sviluppatori diversi tra loro. Anche se Ubuntu vuole perfezionare e costruire qualcosa di nuovo a partire dal successo di Debian, il progetto non intende in alcun modo sostituire Debian. Al contrario, Ubuntu non potrebbe esistere senza il capostipite Debian e la sua considerevole base di volontari e di software e l'elevato livello qualitativo della soluzione Debian in quanto tale. Questa relazione simbiotica tra Ubuntu e Debian si riflette nel modo in cui sia l'uno che l'altro dipendono pesantemente da progetti quali GNU e Linux per ottenere un software significativo, che a sua volta ciascuno deve assemblare e distribuire a modo suo. Ubuntu si propone esplicitamente di realizzare una convivenza simbiotica con Debian e con i suoi componenti comuni a "monte" di questo.

Questo "matrimonio" fra Ubuntu e Debian non è affatto banale, diretto o indolore e implica una certa dose di pazienza e apprendimento da entrambe le parti. Con il tempo entrambi i gruppi hanno trovato un modo per lavorare insieme e per ottenere risultati migliori da quelli offerti dal tradizionale modello "deriva e dimentica". Si tratta di una serie intrinseca di processi tecnologici, sociali e perfino politici, molti dei quali avrò il piacere di descrivervi in seguito quando vi parlerò di come Ubuntu si propone di creare un metodo migliore per distribuire il software libero nel suo complesso.
Dunque appuntamento a presto. ;)

Etabeta, 4 gennaio '12
Etabeta

Avatar utente
Etabeta
Messaggi: 906

Re: ...ma c'è anche "Ubuntu"

Messaggio#6 » 27/05/2015, 10:19

:) La comunità Ubuntu

Chi ha letto con attenzione le pagine precedenti può avere rilevato un aspetto che attraversa il progetto Ubuntu a diversi livelli. La storia del software libero e open source riguarda una comunità particolarmente efficiente; analogamente, nella costruzione di una distribuzione GNU/Linux, Ubuntu intende concentrare l'attenzione su un modello di ecosistema, ovvero un'organizzazione delle organizzazioni, in altre parole su una comunità. La definizione stessa del termine "ubuntu" richiama la presenza di persone che interagiscono all'interno di una comunità.

Non deve pertanto sorprendere che una comunità interna abbia avuto un ruolo fondamentale nel modo in cui è stata creata la distribuzione Ubuntu. Anche se la versione 4.10 di Ubuntu (Warthy Warthog) venne costruita fondamentalmente da un gruppo ristretto di persone, il progetto Ubuntu ha conseguito nel tempo successi di ampia portata grazie al contributo di molte più persone, inclusi programmatori, autori di documentazione, staff di supporto su base volontaria e utenti.
L'azienda Canonical ha alle sue dipendenze decine di collaboratori che lavorano di continuo sul progetto Ubuntu, ma la distribuzione ha sollecitato fin dal primo giorno il contributo di chiunque volesse partecipare alle attività della comunità e ha saputo riconoscerne e premiarne la cooperazione. Indirettamente o meglio per estensione, anche lo staff di "Pc Software Forum" si pregia di dare il proprio contributo a titolo completamente gratuito nello sviluppo e presentazione di ramificazioni che partono dalla matrice Ubuntu con grande gratificazione personale e orgoglio di appartenere a questa famiglia, per usare un termine corrente, "allargata". Tornando ai collaboratori più stretti nel senso del termine, invece di assumere un ruolo centrale, questi non vengono pagati da Ubuntu ma dalla società Canonical Ltd. e vengono trattati semplicemente come qualsiasi altro gruppo di sostenitori della comunità.
Tutti devono darsi da fare per appartenere alla comunità Ubuntu e i contributi di chiunque vengono riconosciuti al pari di quelli di qualsiasi altra persona. Tutte le comunicazioni non strettamente commerciali che riguardano il progetto Ubuntu avvengono pubblicamente e all'interno della comunità. Alcuni membri volontari della comunità occupano posizioni importanti nei due organismi di governo del progetto Ubuntu: il Technical Board si occupa delle questioni di carattere tecnico, mentre la Community Council approva la partecipazione di nuovi membri della comunità e risolve eventuali controversie. Le posizioni occupate all'interno di questi organismi vengono approvate dalla comunità di pertinenza, ovvero dagli sviluppatori per ciò che riguarda il Technical Board e dai membri di Ubuntu per il Community Council.

Per definire e incoraggiare i contributi della sua comunità, Ubuntu si impegna a controbilanciare il ruolo determinante assunto da Canonical rispetto al ruolo dei singoli autorevoli che appartengono alla comunità stessa. Il progetto Ubuntu si basa sulla convinzione profonda che il software migliore può essere realizzato, supportato e gestito solo instaurando una relazione significativa con i singoli che lo utilizzano. In questo modo, promuovendo e sostenendo una comunità sempre vivace, Ubuntu è in grado di ottenere molto di più di ciò che si potrebbe avere finanziando un solo lavoro di sviluppo. Le persone che collaborano al progetto ritengono che, nonostante i contributi di Canonical e di Shuttleworth abbiano rappresentato un elemento catalizzatore per i processi che hanno reso possibile Ubuntu, è alla comunità che si deve il successo della distribuzione nel suo complesso. Chi aderisce al progetto ritiene che solo un aumento costante delle relazioni all'interno della comunità possa garantire una crescita del successo del progetto. Non si vuole eliminare dal gioco l'industria del software proprietario, ma la comunità in quanto tale è in grado di offrire molto di più.

La natura della comunità Ubuntu verrà descritta in dettaglio più avanti, ma vale la pena di soffermarci su ulteriori aspetti che stanno ancora più a monte rispetto al citato argomento.
Per questo vi do appuntamento a presto per parlarvi di vincoli e obiettivi di Ubuntu. ;)

Etabeta, 12 gennaio '12
Etabeta

Avatar utente
Etabeta
Messaggi: 906

Re: ...ma c'è anche "Ubuntu"

Messaggio#7 » 27/05/2015, 10:22

:) Vincoli e obiettivi di Ubuntu


Fino a questo punto ci siamo occupati per così dire della preistoria, della storia e del contesto relativi al progetto Ubuntu. Parleremo infine di questa distribuzione in quanto tale ma, prima di proseguire, è importante comprendere anzitempo gli obiettivi che hanno motivato il progetto medesimo.


Obiettivi filosofici


Gli obiettivi principali del progetto Ubuntu sono di carattere filosofico. Il progetto Ubuntu autodefinisce la propria filosofia in una serie di documenti rintracciabili in rete all'interno di un apposito sito.
Nella parte centrale di questi documenti è possibile estrapolare ciò che il gruppo di lavoro dedicato ad Ubuntu considera proprio statuto, oltre ai principali obiettivi e concetti di base, così come elencati di seguito:

Ubuntu è un progetto guidato da comunità per creare un sistema operativo e una serie completa di applicazioni con l'uso di software Free e Open Source. Nel cuore della Filosofia Ubuntu sulla libertà del software , risiedono i seguenti ideali:
1. Ogni utente di computer deve avere la libertà di eseguire, copiare, distribuire, studiare, condividere, modificare, migliorare il proprio software per qualunque scopo, senza dover pagare diritti di licenza.
2. Ogni utente deve poter usare il proprio software nella lingua di propria scelta.
3. A ciascun utente deve essere data l'opportunità di usare il software, anche se affetto da una qualsivoglia forma di handicap.


La prima affermazione dovrebbe risultare familiare, in quanto si tratta semplicemente della riformulazione della definizione di Stallman relativa al software libero, già citata nella parte in cui si illustra la storia del software libero. In base a questa affermazione il progetto Ubuntu esplicita tra i suoi obiettivi il fatto che ogni utente del software deve godere delle libertà richieste dal software libero.
Questa affermazione è importante per diverse ragioni.
In primo luogo, offre agli utenti i vantaggi pratici legati a un software che funziona in modo migliore, più veloce e più flessibile ma aggiungerei anche notevolmente empatico. Ancora più importante, offre all'utente la possibilità di trascendere dal proprio ruolo di semplice consumatore del software in questione, Ubuntu vuole adottare software che possa essere potenziato per funzionare proprio come l'utente vorrebbe che funzionasse. Ubuntu vuole anche che ciascun utente abbia la possibilità di essere sicuro che il software soddisfi le sue esigenze. Per assolvere questo compito il software deve essere libero, e per Ubuntu questo è incontrovertibile prerequisito che ne fa impegno di carattere filosofico.
Ovviamente gli obiettivi fondamentali di Ubuntu non si esauriscono con la definizione di software libero. Al contrario, il progetto si articola in due neo obiettivi, ugualmente importanti.
Il primo di questi obiettivi è che ciascun utente deve essere in grado di utilizzare il proprio computer nella lingua che desidera, tenendo conto del fatto che la maggioranza della popolazione mondiale non parla inglese, mentre gran parte del software interagisce solo in questa lingua. Per risultare utili, i commenti del codice sorgente , i linguaggi di programmazione, la documentazione, i testi e i menù dei programmi devono essere scritti in una determinata lingua.
Si potrebbe ritenere che la lingua più internazionale possibile costituisse la scelta più ragionevole, ma non esiste una lingua parlata da tutti e l'inglese non può quindi risultare utile per la gran parte della popolazione mondiale che non lo parla.
I computer possono rappresentare un ottimo strumento di crescita sociale e di istruzione, ma solo se l'utente è in grado di comprendere le parole dell'interfaccia. Di conseguenza, è giusto che sia compito del progetto, e della comunità in quanto tale, garantire che chi utilizza Ubuntu per leggere e scrivere, lo possa fare senza problemi nella lingua che gli è più convenevole.
La possibilità di effettuare modifiche, requisito essenziale del software libero e del primo ideale filosofico di Ubuntu, rende possibile questo genere di traduzione. Quanto state leggendo costituisce un esempio significativo della questione. Se chi scrive ha scelto di illustrare il progetto Ubuntu alla porzione relativamente piccola del mondo che parla la lingua italiana, la scelta iniziale di scrivere in italiano consente di realizzare il massimo impatto possibile sul pubblico che parla tale lingua. Ma è ancor più importante evidenziare la possibilità reale che chiunque lo volesse è libero di tradurre, modificare e ridistribuire queste informazioni così come la licenza originale prevede possa essere fatto.
Del resto chi scrive non è in grado di farlo in tutte le lingue del mondo, (nemmeno in più di una). Così è buona cosa che i vincoli di legge non strettamente necessari e gli altri ostacoli che potrebbero escludere la comunità dall'intraprendere ogni azione relativa al presente testo siano limitati al massimo e non coercitivi nei confronti di alcuno.
Infine, così come a una persona non deve essere precluso l'utilizzo di un computer semplicemente perchè non conosce una detrminata lingua, a nessun utente deve essere negato l'utilizzo di un computer a causa di un particolare handicap.
Ubuntu deve risultare accessibile anche a utenti affetti da disabilità di tipo motorio, visivo e uditivo, e deve essere in grado di definire imput e output in forme diverse, in modo da tenere conto di queste e altre situazioni ancora. Una percentuale significativa delle persone più intelligenti e creative è affetta da handicap di vario genere e l'introduzione di Ubuntu non deve risultare limitata per nessun "sottogruppo" di persone. Ancor più importante è sottolineare che Ubuntu deve essere in grado di promuovere la possibilità che queste persone possano partecipare alle attività della comunità per realizzare una comunità sempre migliore ed efficiente.
Prossimamente avremo modo di continuare questo discorso relativo agli obiettivi morali nonchè al Codice di Condotta propri della comunità Ubuntu.
A presto quindi e grazie ;)

Etabeta, 8 aprile '12
Etabeta

Avatar utente
Etabeta
Messaggi: 906

Re: ...ma c'è anche "Ubuntu"

Messaggio#8 » 27/05/2015, 10:24

:) "Obiettivi morali e Codice di condotta".


Se gli ideali filosofici di Ubuntu descrivono le motivazioni di fondo del progetto, il Codice di Condotta, in breve CoC, descrive il modo in cui opera il progetto stesso. Il Codice di Condotta di Ubuntu è il documento più importante per quanto riguarda l'operatività quotidiana della comunità stessa e definisce le regole di base che governano il lavoro e la collaborazione all'interno del progetto. L'adesione esplicita al documento è l'unico criterio richiesto per diventare attivista ufficialmente riconosciuto di Ubuntu, ovvero un "Ubuntero", e costituisce un passo fondamentale per definire l'appartenenza al progetto.
Sulle modalità per aderire al Codice di Condotta di Ubuntu e diventare membro effettivo della comunità ci concentreremo più avanti. Al momento ritengo opportuno limitarmi ad un breve preludio rispetto a questo argomento informandovi che il Codice di Condotta procede dettagliando una serie di considerazioni che vengono così riepilogate:


- Siate premurosi
- Siate rispettosi
- Siate collaborativi
- Quando non siete d'accordo, consultate gli altri
- Quando non siete sicuri o non sapete, chiedete
- Lasciate con considerazione



Molti di questi precetti possono sembrare dettati dal buon senso. Niente del Codice di Condotta è controverso o radicale e non viene mai progettato per esserlo.
Più difficile è affermare che niente è semplice da applicare o decidere, in quanto valutare la premurosità, il rispetto e la collaborazione è spesso un'operazione decisamente soggettiva. Rimane spazio per controversie e sentimenti contrastanti, che rappresentano limiti accettati da tutti. Il Codice di Condotta non è stato stilato come legge che possa proibire esplicitamente determinate affermazioni o azioni; al contrario, ha lo scopo di definire uno statuto e un promemoria che valuta come essenziale una discussione rispettosa per la correttezza stessa e la vitalità della comunità. In situazioni nelle quali si verifica una controversia critica che riguarda una violazione del codice da parte di un membro della comunità, l'organismo costituito dal Community Council, di cui parleremo in seguito, si prende carico di dirimere le dispute e stabilire eventuali azioni da intraprendere.


Nessuna persona coinvolta nel progetto Ubuntu si può considerare al di sopra del Codice di Condotta, inclusi Shuttleworth e gli altri membri del Community Council. Il Codice di Condotta non è mai facoltativo è non può mai essere trascurato o eluso.Alcuni anni fa la comunità di Ubuntu ha prodotto un nuovo codice di condotta per la leadership o LCoC (Leadership Code of Conduct), il quale estende il Codice di Condotta originale e definisce ulteriori requisiti e obiettivi che riguardano i membri della comunità che occupano posizioni di responsabilità. Ovviamente, il codice di condotta non è stato concepito per eliminare i conflitti e le controversie. Le discussioni sono comuni in Ubuntu almeno quanto lo sono in altri progetti e in altre comunità online. Nondimeno , si ritiene in genere che all'interno del progetto le discussioni si debbano verificare in un ambiente di collaborazione e di rispetto reciproci; ciò consente di avere discussioni migliori nonchè risultati che in alcun modo feriscono o ledono l'altrui parte.


Anche se a volte viene utilizzato in modo improprio, il Codice di Condotta non è un puntello da contrapporre a una controparte nell'ambito di una discussione in corso. Deve invece costituire un punto di riferimento rispetto al quale si può ottenere consenso all'interno della comunità Ubuntu. Avviene spesso che, se un determinato gruppo della comunità ritiene che un membro si stia comportando in modo che risulta estraneo ai dettami del codice, il gruppo in questione ricordi al membro, spesso in forma privata, che si deve tenere conto del Codice di Condotta. In quasi tutti i casi è sufficiente per evitare qualsiasi azione successiva o altre ulteriori forme di conflitto. Sono davvero poche le violazioni conclamate del Codice di Condotta che sono state portate all'attenzione del Community Council.


Si accennava in precedenza agli obiettivi tecnici del progetto Ubuntu e questo sarà il prossimo argomento che andremo ad affrontare, perciò alla prossima e grazie dell'attenzione. ;)


Etabeta, 30 maggio '12
Etabeta

Avatar utente
Etabeta
Messaggi: 906

Re: ...ma c'è anche "Ubuntu"

Messaggio#9 » 27/05/2015, 10:26

:) Obiettivi Tecnici

Se una comunità rispettosa e l'adesione a una serie di obiettivi filosofici definiscono una struttura fondamentale all'interno della quale può operare Ubuntu,è anche vero che questo progetto rimane in fin dei conti un progetto di tipo tecnico. Di conseguenza, ha senso unicamente nella misura in cui si aggiunge un insieme di obiettivi di carattere tecnico agli obiettivi filosofici e allo statuto del progetto.

Il primo obiettivo tecnico del progetto, probabilmente il più importante, riguarda il coordinamento del rilascio di nuove versioni (distro) in modo regolare e predeterminato. Nell'aprile del 2004, nel corso dell'incontro dei Warthog, il progetto venne definito con una scadenza di rilascio prevista di sei mesi. In parte a causa del successo inatteso del progetto stesso, ma soprattutto a causa del rilascio di GNOME, il gruppo dovette abbandonare l'idea di rilasciare una nuova versione ogni sei mesi, ma solo nel 2008 fu stabilito di accelerare la scadenza portandola a sei settimane, questo ovviamente solo dopo che la cosa ebbe ottenuto l'approvazione della comunità. Il rilascio frequente di nuove versioni costituisce un fattore importante per il successo del progetto, in quanto consente agli utenti di utilizzare il software libero più recente e più efficace a disposizione; questo elemento è fondamentale in un ambiente di sviluppo che vuole essere dinamico e sempre attento ai cambiamenti e ai miglioramenti in atto nella comunità del software libero. E' importante stabilire la scadenza di nuove versioni, in particolare per quanto riguarda gli utilizzi professionali del software, perchè consente di pianificare le attività che hanno a che fare con il progetto Ubuntu. Grazie al rilascio delle nuove versioni, Ubuntu è in grado di fornire una piattaforma su cui possono fare affidamento le distribuzioni commerciali e quelle derivate per crescere e proporre prodotti sempre nuovi e più affidabili.

Se è fondamentale rilasciare con una certa frequenza nuove versioni affidabili, è anche necessario supportare il software che viene rilasciato. Ubuntu,analogamente alle altre distribuzioni, deve tenere conto che tutto il software presenta dei bug. La maggior parte di questi bug è di importanza secondaria, ma la loro correzione può provocare situazioni ancora peggiori. Di conseguenza, è necessario eseguire con molta attenzione la correzione dei bug, solo quando le modifiche possono essere verificate completamente e a ragion veduta. Alcuni bug possono però provocare la perdita di informazioni da parte degli utenti oppure costituire un elemento di vulnerabilità della sicurezza del sistema installato; questi bug vengono risolti immediatamente e si rendono disponibili aggiornamenti della distribuzione già rilasciata e quindi finita in mano all'utenza pubblica. L'impegno di Ubuntu è massimo nella ricerca e minimizzazione di tutti i tipi di bug prima di rilasciare una nuova versione e così sono sempre state distribuite versioni o distro scevre da difetti, almeno quelli più significativi. Nonostante ciò, dato che esiste sempre la possibilità che vengano individuati dei nuovi bug. Ubuntu si impegna a supportare qualsiasi versione per 18 mesi dal suo rilascio ma in realtà molti progetti nati negli ultimi anni hanno superato di gran lunga questa scadenza arrivando a supportare talune versioni per tre anni nelle configurazioni per computer e fino a cinque anni per le configurazioni server.

Questa soluzione diversificata per server e computer desktop implica la terza considerazione tecnica fondamentale del progetto Ubuntu,ovvero il supporto di server e di computer desktop secondo modalità distinte ma ugualmente enfatizzate. Se Ubuntu è più noto nelle configurazioni per computer desktop, il lavoro degli sviluppatori di Ubuntu si concentra ugualmente sugli utenti di server e di computer desktop. Il progetto Ubuntu ritiene che il ruolo assunto dai server e dai computer desktop sia altrettanto fondamentale; di conseguenza, in qualsiasi CD sono presenti procedure di installazione per entrambi i tipi di sistemi. Ubuntu mette inoltre a disposizione softwareverificato e supportato che consente di eseguire la maggior parte delle operazioni tipiche di entrambi gli ambienti di lavoro e la relativa documentazione.Ad esempio il supporto a lungo termine che nella fattispecie fu dell'ormai lontano Ubuntu 6.06 implicò la necessità di supportare per un tempo considerevole quella medesima versione di Ubuntu, il che favorì la diffusione di questa soluzione che poi venne adottata con successo anche in seguito, fino ai nostri giorni per alcune versioni di detto Sistema Operativo.


Infine, Ubuntu si impegna a rendere possibile il fatto che gli utenti trascendano dal proprio ruolo di consumatori e utilizzatori del softwaree possano fare affidamento sugli ideali di libertà centrali rispetto alla filosofia del progetto. Di conseguenza ha concentrato l'attenzione del proprio lavoro di sviluppo sull'uso e la promozione di un solo linguaggio di programmazione, (Python), impegnandosi a garantire che venga utilizzato ampiamente in tutto il sistema. Garantendo che le applicazioni da scrivania, le applicazioni da comando o da console e molti altri "ingranaggi" del sistema siano scritti o possano essere estesi in Python Ubuntu vuole garantire che gli utenti debbano conoscere un solo linguaggio per sfruttare, personalizzare e modificare molti componenti del sistema operativo del proprio computer.


Abbiamo fatto accenno ai possibili bug presenti nelle distribuzioni Ubuntu. La prossima volta cercheremo di fare un tantino più luce su questo che comunque per gli sviluppatori di Ubuntu, Shuttleworth in prima linea, non ha certo rappresentato un problema nel tempo in quanto individuato e anche gestito in maniera eccellente. Alla prossima dunque con qualcosa di veramente curioso. ;)

Etabeta, 18 ottobre '12
Etabeta

Avatar utente
Etabeta
Messaggi: 906

Re: ...ma c'è anche "Ubuntu"

Messaggio#10 » 27/05/2015, 10:27

:) Bug numero1

Ovviamente gli obiettivi di Ubuntu non si limitano alla realizzazione di un sistema operativo che risponda agli obiettivi filosofici e tecnici in quanto tali, anche se ciò costituisce di per sè un risultato più che soddisfacente. L'obiettivo principale, ovvero l'obiettivo che supera e influenza tutti gli altri, consiste nel diffondere il software del progetto, le versioni rilasciate con una certa frequenza e i gradi di libertà dettati dalla filosofia del progetto stesso nel maggior numero possibile di computer e di paesi. L'obiettivo di Ubuntu in fondo non è quello di diventare la distribuzione GNU/Linux più utilizzata al mondo, ma di divenire il sistema operativo più utilizzato nel mondo. Nel suo piccolo, lo staff di PcSoftwareForum è un esempio di come questo si possa realizzare. Infatti, oltre a creare e diffondere liberamente distribuzioni basate su Ubuntu gli Amministratori di PcSoftwareForum e i loro collaboratori si occupano di far conoscere nelle scuole questo sistema operativo con un certo successo dal momento che in alcune scuole del Nord Italia si ha notizia che alcuni hanno adottato tale software con l'entusiasmo di chi scopre un mondo totalmente nuovo e libero.

Tornando al primo bug di (Malone), un sistema di rilevamento dei bug adottato da Ubuntu, illustra proprio la situazione di cui si parlava poc'anzi. Il bug è stato indicato da Shuttleworth di importanza "critica" e può essere visualizzato anche online all'indirizzo https://launchpad.net/distros/ubuntu/+bug/1 .
La descrizione del bug riporta quanto segue.

Microsoft detiene una quota di mercato dominante | Il software non libero sta bloccando l'innovazione dell'industria IT, limitando l'accesso alle nuove tecnologie a una parte ristretta della popolazione mondiale e riducendo la possibilità da parte degli sviluppatori di software di lavorare nel pieno delle proprie capacità e a livello globale. Questo bug è particolarmente evidente nel'industria dei PC.
Come procedere:

1) Visitate un negozio di PC.

Cosa succede:
1) Osservate che la maggioranza dei PC in vendita ha pre installato solo software non libero.
2) Osservate che sono molto pochi i PC che hanno pre installato Ubuntu e software libero.

Cosa dovrebbe accadere:
1) La maggioranza dei PC in vendita dovrebbe includere solo software libero, per esempio Ubuntu.
2) Ubuntu dovrebbe meriterebbe essre presentato sul mercato in modo che le sue caratteristiche peculiari e i vantaggi che offre fossero evidenti e noti a tutti.
3) Il sistema col tempo diverrebbe così sempre più intuitivo .


Molte persone hanno trovato particolarmente interessante studiare il successo di Ubuntu negli ultimi 8-10 anni. Considerato che si tratta di una distribuzione GNU/Linux, il livello di velocità del successo conseguito sono senza precedenti. In questo intervallo di tempo Ubuntu ha concretizzato il proprio impegno di tipo filosofico e tecnico, ha raggiunto molti dei risultati che si era proposto e ha dato vita a una comunità frenetica di utenti e di collaboratori, che è stata in grado di accumulare cifre considerevoli operando sempre in all'insegna di una cultura di rispetto e in linea con il Codice di Condotta di Ubuntu. Nonostante tutto ciò, il "Bug numero 1" dimostra che il progetto Ubuntu potrà dichiuarare di avere raggiunto il completamento dei propri obiettivi solo quando i suoi standard di libertà, di eccellenza tecnica e di condotta diventeranno la norma accettata e percheè no, anche acquisita ovunque nel mondo del software.

Già che ci siamo perchè non spendere due parole sulle organizzazioni come ad esempio Canonical Ltd. la quale riveste un ruolo fondamentale nella struttura e nella gestione del progetto stesso? Eccoci dunque pronti ad entrare nel merito di questo argomento. Appuntamento al più presto. ;)

Etabeta, 5 novembre '12
Etabeta

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron

Login  •  Iscriviti